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Vetro di sicurezza nelle pareti divisorie: stratificato, temprato e cosa chiede la legge sui luoghi di lavoro

In un ufficio con pareti di vetro la sicurezza non si vede: due lastre possono sembrare identiche e comportarsi in modo opposto quando qualcuno ci finisce contro con un carrello o una sedia. Lo stratificato si crepa e resta al suo posto, il temprato si frantuma in tanti piccoli pezzi. Qui spieghiamo come si legge una sigla come 6.6.1, cosa dice la classe della prova del pendolo UNI EN 12600, come la UNI 7697 abbina il vetro alla posizione e cosa chiede il D.Lgs. 81/2008 per le pareti trasparenti nei luoghi di lavoro, con un capitolo sulla reazione al fuoco di pannelli e tessuti. È pensata per chi gestisce o progetta uffici a Latina, a Roma e nel Lazio.

A cura dell'Ufficio tecnico Skema Libero · Aggiornato al 24/09/2026

Stratificato e temprato: due modi diversi di rompersi

Anche un vetro di sicurezza si rompe: quello che cambia è cosa succede dopo, e quanti danni fa. Le strade sono due. Il vetro stratificato è fatto di due o più lastre incollate da una pellicola plastica, di solito PVB (polivinilbutirrale): se la lastra si crepa, i frammenti restano attaccati alla pellicola e la parete resta chiusa. Le definizioni e i requisiti sono nella serie UNI EN ISO 12543, aggiornata nel 2022 (la parte 2 riguarda proprio lo stratificato di sicurezza), mentre la valutazione di conformità per la marcatura CE è nella UNI EN 14449.

Il vetro temprato è una lastra singola scaldata e poi raffreddata di colpo con getti d'aria: diventa più resistente e, se cede, si frantuma in tanti piccoli frammenti, molto meno pericolosi delle schegge di un vetro normale. Lo descrive la UNI EN 12150-1, nella versione del 2019. Ha un limite noto: rare inclusioni di solfuro di nichel nella massa del vetro possono farlo rompere da solo, anche a distanza di tempo. Il trattamento heat soak (UNI EN 14179-1) serve a far rompere in fabbrica la maggior parte di queste lastre, prima che arrivino in cantiere; con la revisione del 2021 la UNI 7697 lo ha trasformato da consigliato a obbligatorio, per ridurre le rotture con caduta di frammenti dall'alto.

In una parete d'ufficio la differenza si vede il giorno dell'incidente. Uno stratificato incrinato resta al suo posto fino alla sostituzione e la sala riunioni continua a chiudersi; un temprato che cede lascia il telaio vuoto e un tappeto di granelli sul pavimento del corridoio. Per questo, dove serve che la lastra resti in opera anche dopo una rottura, si sceglie lo stratificato.

Come si legge una sigla: 6.6.1, 5.5.1, 6.6.A

Nei preventivi lo stratificato si scrive con una sigla. I primi numeri sono gli spessori delle lastre in millimetri, l'ultimo il numero di fogli di pellicola: 6.6.1 sono due lastre da 6 mm con un foglio di PVB, 5.5.1 due lastre da 5 mm, 3.3.1 (scritto anche 33.1) due lastre da 3 mm. Lo spessore totale da solo non dice che una lastra è di sicurezza: contano la composizione e la classe ottenuta in prova.

Prendiamo come esempio concreto le pareti VetroIN. INWALL monta nella versione IW1 una lastra stratificata di sicurezza di spessore standard 6.6 e nella IW2 due coppie di lastre 6.6. EVOLVINWALL accoglie vetri stratificati da 10 o 12 mm; HIDE vetri di sicurezza stratificati, oppure con legno o tessuto interposto, fra 10 e 16 mm; TRUELIGHT COLORS usa vetro stratificato di sicurezza, anche colorato. Nella linea INPOD, INBOX ha moduli vetrati a doppia lastra stratificata 5.5.1 e gli SMARTBOX stratificato 3.3.1, mentre ROUNDBOX ha pareti curve in vetro temprato, da 8 mm sul ROUNDBOX 33.

Nelle tabelle di prova VetroIN compare anche la sigla 6.6.A: stesse lastre, pellicola di tipo acustico. Sul doppio vetro di EVOLVINWALL, per esempio, VetroIN dichiara 44 dB con 6.6.1 e 46 dB con 6.6.A. Sono valori di laboratorio dichiarati dal produttore su un campione di prova 360×300: in ufficio il risultato dipende anche da soffitto, pavimento e porte. La pellicola lavora quindi su due fronti, tiene insieme i frammenti e smorza il suono, ma la classe di sicurezza e l'indice acustico restano due dati distinti, da chiedere e da leggere separatamente.

La prova del pendolo UNI EN 12600: cosa vogliono dire 1(B)1 e 2(B)2

La UNI EN 12600, del 2004, è il metodo con cui si prova e si classifica la resistenza all'urto di una lastra di vetro piano per l'edilizia. Un impattatore da 50 kg viene lasciato cadere a pendolo contro la lastra per simulare l'urto accidentale di una persona. Dal risultato nasce una sigla in tre parti.

Il primo numero è l'altezza di caduta: 3 corrisponde a 190 mm, 2 a 450 mm, 1 a 1200 mm. La scala va letta al contrario di come viene istintivo: 1 è la classe più severa, quella con la caduta più alta. La lettera descrive come si rompe il vetro: A è la rottura del vetro ricotto, quello normale, con schegge taglienti; B quella dello stratificato, con i frammenti che restano attaccati; C quella del temprato, che si sbriciola. L'ultimo numero indica l'altezza massima a cui la lastra non si rompe oppure si rompe nel modo ammesso dalla norma. Le sigle più frequenti sono 1(B)1, 2(B)2, 1(C)2 e 1(C)3: un 1(B)1 è uno stratificato che ha superato la prova dall'altezza più alta, un 2(B)2 uno stratificato classificato a 450 mm.

La classe riguarda la singola lastra così come è stata provata e si trova nella dichiarazione di prestazione che accompagna la marcatura CE del vetro, alla voce «resistenza all'impatto di un corpo oscillante». Se lì compare NPD, cioè nessuna prestazione determinata, quel valore non è stato dichiarato. È un dato diverso dalle prove che un produttore fa sul sistema parete: per INWALL, per esempio, VetroIN dichiara una prova di resistenza a carico orizzontale ripartito, con un pistone pneumatico su una barra da 1 m, di 200 kg per metro lineare sulla IW1 e 300 sulla IW2. Sono informazioni utili, ma non prendono il posto della classe della lastra. Per questo in capitolato non basta scrivere «vetro di sicurezza»: si scrivono la composizione e la classe richiesta per ogni posizione.

UNI 7697: il vetro giusto dipende da dove sta la lastra

La UNI 7697 «Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie», nella versione in vigore dal 26 agosto 2021, è la norma italiana che dice quale vetro usare in quale posizione. Riguarda i vetri per l'edilizia, all'esterno e all'interno, e ogni impiego che non abbia una norma specifica. Per la UNI una vetrata è interna quando separa due ambienti interni: è il caso delle pareti divisorie d'ufficio.

La norma ragiona per incroci. Per ogni vetrata considera il contesto in cui si trova, la funzione, la posizione, il tipo di montaggio e la possibilità che le persone la urtino, e ne ricava il tipo di vetro ammesso e il livello di prestazione minimo della lastra, espresso con le classi della prova del pendolo. Una parete che dà su un corridoio di passaggio, una vetrina al piano terra e una vetrata in una scuola non vengono trattate allo stesso modo: la revisione del 2021 ha introdotto, per esempio, la definizione di vetrina e distinzioni specifiche per gli edifici scolastici.

Nella pratica i prospetti della norma si applicano sulla planimetria reale, posizione per posizione: la parete della reception che affaccia sull'ingresso, le porte a tutta altezza delle sale riunioni, i box di vetro in mezzo all'open space. In un progetto con pareti VetroIN questo lavoro si fa in fase di capitolato con l'ufficio tecnico del produttore, e il risultato va messo per iscritto: composizione della lastra e classe richiesta per ogni tipo di parete e di porta.

Cosa chiede il D.Lgs. 81/2008: materiali di sicurezza e pareti ben visibili

Per i luoghi di lavoro la regola viene dal Testo unico sulla sicurezza. L'articolo 63 del D.Lgs. 81/2008 chiede che i luoghi di lavoro rispettino i requisiti dell'Allegato IV, e il punto 1.3.6 di quell'allegato riguarda proprio le pareti trasparenti o traslucide, «in particolare le pareti completamente vetrate», nei locali o vicino ai posti di lavoro e alle vie di circolazione. Le strade previste sono due: la parete è chiaramente segnalata e fatta di materiali di sicurezza fino a 1 metro dal pavimento, oppure è separata dai posti di lavoro e dai passaggi in modo che nessuno possa toccarla o ferirsi se va in frantumi. Quell'altezza di 1 metro va alzata quando il rischio lo richiede.

Per le porte contano altri tre punti dello stesso allegato. Le porte apribili nei due versi devono essere trasparenti o avere pannelli trasparenti (1.6.9); sulle porte trasparenti va apposto un segno all'altezza degli occhi (1.6.10); se le parti vetrate delle porte non sono in materiale di sicurezza e c'è il rischio che qualcuno si ferisca, vanno protette contro lo sfondamento (1.6.11).

Il perché della segnalazione si capisce in un attimo. Il corriere che entra con il carrello carico di risme e il collega nuovo che attraversa l'open space con il telefono all'orecchio e il caffè in mano, davanti a un vetro extrachiaro appena pulito, la parete semplicemente non la vedono. La legge non impone un sistema preciso; si usano fasce o grafiche adesive, oppure bande acidate nel vetro, all'altezza dello sguardo. Conviene deciderle in progetto insieme alle finiture del vetro, perché fanno parte dell'aspetto finale della parete tanto quanto il colore dei profili.

Reazione al fuoco: nella parete c'è anche altro oltre al vetro

La reazione al fuoco descrive quanto un materiale partecipa a un incendio nella sua fase iniziale. Il Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015, capitolo S.1) la tratta come una misura di protezione passiva e la riferisce al comportamento dei materiali «nelle effettive condizioni d'uso finali»: conta il prodotto come viene montato. Per i prodotti da costruzione valgono le classi europee della UNI EN 13501-1, da A1 a F, con le classi aggiuntive per il fumo (s) e per il gocciolamento (d), richiamate in Italia dal DM 10 marzo 2005; per gli altri materiali, come tessuti e imbottiti, le classi italiane del DM 26 giugno 1984. Il Codice raccoglie poi i materiali in gruppi, da GM0 a GM4, e nelle sue tabelle ha una riga dedicata proprio a partizioni interne, pareti e pareti sospese.

Se la classe serve lo stabilisce il progetto antincendio. Gli uffici con oltre 300 occupanti rientrano nella regola tecnica verticale V.4 del Codice: nelle vie d'esodo, cioè scale, corridoi, atri, filtri e spazi calmi, i materiali devono appartenere almeno al gruppo GM2, oppure al GM3 se si alza di un livello la prestazione del controllo dell'incendio e della rivelazione e allarme. Sotto quella soglia, se nell'ufficio non ci sono altre attività soggette ai controlli dei Vigili del fuoco e il rischio d'incendio è basso, valgono i criteri del DM 3 settembre 2021 per i luoghi di lavoro, applicati attraverso la valutazione del rischio del datore di lavoro; negli altri casi si può fare riferimento al Codice.

In una parete vetrata i materiali da considerare sono più di uno: la pellicola plastica dello stratificato, le guarnizioni, i pannelli ciechi (nella INWALL IWC sono in truciolare nobilitato con carta melaminica e bordi in ABS), i vetri con legno o tessuto interposto di HIDE ed EVOLVINWALL, i pannelli con materassino delle versioni cieche. Se il progetto richiede una classe, per esempio perché la parete corre lungo un corridoio d'esodo, la si chiede al produttore per iscritto e la si riporta nel capitolato, componente per componente. Lo stesso vale per tessuti, feltri e imbottiti dei box acustici.

Cosa chiedere prima di firmare e come lavoriamo sulle pareti VetroIN

Prima di approvare un'offerta per pareti vetrate conviene avere per iscritto poche cose precise: la composizione di ogni lastra, per esempio 6.6.1; la classe UNI EN 12600 richiesta per ogni posizione secondo la UNI 7697; la documentazione CE del vetro; il sistema di segnalazione di pareti e porte trasparenti; e, se il progetto antincendio lo chiede, la classe di reazione al fuoco di pannelli, tessuti e rivestimenti. Sono dati che servono anche dopo il cantiere: a chi cura la sicurezza in azienda, per il documento di valutazione dei rischi, e a chi un giorno dovrà sostituire una lastra senza sapere com'era fatta.

Skema Libero è rivenditore e installatore qualificato ufficiale VetroIN e con la Divisione Contract segue uffici, studi e aziende a Latina, a Roma e nel resto del Lazio. Il preventivo è gratuito e parte da una planimetria, o da misure di massima con qualche foto. Quando serve rilevare l'ufficio, il sopralluogo tecnico è un servizio a pagamento: 250 euro più IVA nelle province di Latina e Roma, scalati per intero dall'ordine. Progetto e capitolato, con le scelte sul vetro posizione per posizione, si preparano con l'ufficio tecnico VetroIN; poi le pareti le posiamo direttamente noi e restiamo il riferimento per l'assistenza.

Punti chiave

  • Stratificato e temprato sono entrambi vetri di sicurezza, ma si rompono in modo diverso: lo stratificato resta in sede grazie alla pellicola di PVB, il temprato si frantuma in piccoli frammenti e lascia il telaio vuoto.
  • La sigla 6.6.1 indica due lastre da 6 mm unite da un foglio di PVB e descrive la composizione; la resistenza all'urto si legge nella classe della prova del pendolo.
  • La classe UNI EN 12600, per esempio 1(B)1 o 2(B)2, nasce dalla prova del pendolo: il primo numero è l'altezza di caduta, e 1 è la classe più severa.
  • La UNI 7697:2021 indica quale vetro e quale classe usare in base a posizione, funzione, montaggio e possibilità di urto delle persone.
  • Il D.Lgs. 81/2008 (Allegato IV, punto 1.3.6) vuole le pareti trasparenti chiaramente segnalate e in materiale di sicurezza almeno fino a 1 metro dal pavimento, oppure separate dai posti di lavoro; sulle porte trasparenti serve un segno all'altezza degli occhi.
  • La reazione al fuoco riguarda soprattutto pannelli ciechi, tessuti e imbottiti: se il progetto antincendio la richiede, si chiede per iscritto al produttore e si scrive nel capitolato.
Domande frequenti

Le risposte utili

Sì. La UNI EN 12150-1 lo descrive come vetro di sicurezza temprato termicamente e, quando si rompe, si frantuma in piccoli frammenti molto meno pericolosi delle schegge del vetro normale. Il punto è cosa succede dopo: la lastra rotta non resta in sede, e rare inclusioni di solfuro di nichel possono farla rompere da sola; il trattamento heat soak secondo UNI EN 14179-1 riduce questo rischio. Dove la parete deve restare chiusa anche dopo una rottura si preferisce lo stratificato.

È un vetro stratificato fatto di due lastre da 6 mm unite da un foglio di pellicola PVB; con 6.6.2 i fogli sono due. La sigla descrive la composizione. La resistenza all'urto si legge invece nella classe della prova del pendolo UNI EN 12600, riportata nella dichiarazione di prestazione del vetro.

Sono entrambe classi di vetri che si rompono come uno stratificato, con i frammenti che restano attaccati alla pellicola (lettera B). Il numero indica l'altezza di caduta del pendolo da 50 kg: 1 corrisponde a 1200 mm, 2 a 450 mm. Un 1(B)1 ha quindi superato la prova più severa. Quale classe serva in una certa posizione lo indica la UNI 7697.

Il D.Lgs. 81/2008 non nomina un tipo di vetro: chiede che le pareti trasparenti vicino ai posti di lavoro e ai passaggi siano chiaramente segnalate e in materiali di sicurezza almeno fino a 1 metro dal pavimento, oppure separate in modo che nessuno possa urtarle. Quale vetro di sicurezza e quale classe usare in ogni posizione lo dice la UNI 7697. Lo stratificato ha il vantaggio di restare in sede quando si rompe: INWALL, EVOLVINWALL e HIDE, per esempio, sono descritte da VetroIN con vetri stratificati di sicurezza.

La legge chiede che le pareti trasparenti siano chiaramente segnalate (Allegato IV del D.Lgs. 81/2008, punto 1.3.6) e che sulle porte trasparenti ci sia un segno all'altezza degli occhi (punto 1.6.10), ma non impone un sistema preciso. Vetrofanie, fasce adesive, grafiche o bande acidate nel vetro fanno il loro lavoro se rendono la parete visibile a chi cammina. Conviene sceglierle in progetto, perché fanno parte dell'aspetto finale della parete.

Nella dichiarazione di prestazione che accompagna la marcatura CE del vetro, alla voce sulla resistenza all'impatto di un corpo oscillante: per lo stratificato la norma di riferimento per la marcatura è la UNI EN 14449, per il temprato la serie UNI EN 12150. Se alla voce compare NPD, la prestazione non è stata determinata. Per una parete VetroIN la classe richiesta si concorda in capitolato con l'ufficio tecnico del produttore.

Dipende dal progetto antincendio dell'ufficio. Negli uffici con oltre 300 occupanti la regola tecnica V.4 del Codice di prevenzione incendi chiede, nelle vie d'esodo, materiali almeno del gruppo GM2, o GM3 con misure antincendio potenziate. Negli uffici più piccoli, senza altre attività soggette ai controlli dei Vigili del fuoco e a basso rischio d'incendio, si seguono i criteri del DM 3 settembre 2021 e decide la valutazione del rischio del datore di lavoro. Il vetro è solo una parte della parete: se la classe è richiesta, va chiesta per iscritto anche per pannelli ciechi, guarnizioni, vetri con tessuto o legno interposto e rivestimenti.

Fonti ufficiali: · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·

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