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Isolamento acustico degli infissi: l'indice Rw, come si misura e cosa conta davvero

Quando si parla di finestre e rumore, un solo numero fa da riferimento: l'indice Rw, il potere fonoisolante espresso in decibel. È il dato che trovi sui certificati dei serramenti e che sintetizza quanto un elemento riduce il rumore aereo. Ma dietro quel numero ci sono una norma di misura, dei termini di correzione (C e Ctr), la fisica del vetro e, soprattutto, la qualità della posa. Un serramento eccellente montato male isola come uno mediocre. In questa guida spieghiamo cosa misura davvero Rw, come nasce in laboratorio, cosa impongono i requisiti acustici passivi degli edifici (DPCM 5/12/1997) e come orientarsi in contesti rumorosi come le strade trafficate di Latina e Roma, senza promesse irrealistiche.

A cura dell'Ufficio tecnico Skema Libero · Aggiornato al 13/07/2026

Cos'è il potere fonoisolante e l'indice Rw

Il potere fonoisolante R di un elemento (parete, porta, finestra) misura quanta energia sonora l'elemento blocca tra un ambiente e l'altro. Si esprime in decibel (dB) e varia con la frequenza: un serramento isola in modo diverso i suoni bassi (un camion che passa) rispetto agli acuti (una voce squillante). Per non dover leggere una curva a decine di frequenze, la norma sintetizza il comportamento in un unico numero: l'indice di valutazione Rw (weighted, cioè ponderato).

È importante capire la scala. I decibel sono logaritmici: un aumento di circa 10 dB corrisponde grosso modo a un dimezzamento percepito della rumorosità, mentre 3 dB in più equivalgono a dimezzare l'energia sonora trasmessa. Passare da un serramento con Rw 30 dB a uno con Rw 40 dB non è un miglioramento del 30%: è un salto molto rilevante all'orecchio. Allo stesso tempo, non esistono finestre 'insonorizzate' in senso assoluto: si riduce il rumore, non lo si azzera. Diffidare di chi promette il silenzio totale.

Come si misura: UNI EN ISO 10140 e la valutazione secondo UNI EN ISO 717-1

Il valore Rw dichiarato di un serramento nasce in laboratorio. La serie di norme UNI EN ISO 10140 definisce come misurare in laboratorio il potere fonoisolante degli elementi edilizi: due camere acusticamente separate, una sorgente sonora, microfoni, e la misura della differenza di livello banda per banda (in terzi d'ottava). La UNI EN ISO 717-1 stabilisce invece come trasformare quella curva di misura nell'indice unico Rw, confrontandola con una curva di riferimento e ricavando il valore ponderato.

La 717-1 introduce anche due termini di adattamento spettrale fondamentali, C e Ctr, che si scrivono tra parentesi: ad esempio Rw (C; Ctr) = 40 (-1; -4) dB. Il termine C corregge il valore per rumori a spettro 'rosa', tipici di voci, musica, TV; il termine Ctr lo corregge per il rumore da traffico stradale urbano e ferroviario a bassa velocità, più ricco di basse frequenze. Poiché C e Ctr sono in genere negativi, sommandoli a Rw si ottiene la prestazione reale nei confronti di quella specifica sorgente. Per chi vive su strada, Rw+Ctr è spesso il numero più onesto da guardare.

I requisiti acustici passivi degli edifici: il DPCM 5/12/1997

In Italia il riferimento cogente per l'acustica degli edifici è il DPCM 5 dicembre 1997, 'Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici', pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 297 del 22/12/1997 e applicabile agli edifici il cui titolo abilitativo (concessione/permesso) è successivo alla sua entrata in vigore. Il decreto classifica gli immobili per categoria d'uso (residenze, uffici, alberghi, ospedali, scuole, attività commerciali e ricreative) e fissa i valori minimi di prestazione.

Tra i parametri regolati c'è l'isolamento acustico standardizzato di facciata, indicato con D2m,nT,w, misurato in opera a 2 metri dalla facciata. Per le residenze e gli alberghi il limite è tipicamente 40 dB, per gli uffici e gli edifici commerciali 42 dB, per gli ospedali 45 dB e per le scuole 48 dB. Attenzione: questo requisito riguarda l'intera facciata, non il singolo serramento. Il valore Rw della finestra è quindi un ingrediente, non il risultato finale: la prestazione in opera dipende anche da murature, cassonetti, prese d'aria e qualità della posa. Il DPCM è cosa distinta dai limiti di rumore ambientale della Legge quadro 447/1995 sull'inquinamento acustico e dalla zonizzazione comunale.

Il ruolo del vetro: massa, spessori asimmetrici e stratificato acustico

Nel serramento la superficie vetrata è quasi sempre l'anello più esteso e va progettata con cura. Il primo principio è la legge di massa: a parità di altre condizioni, più il vetro è pesante più isola, soprattutto alle frequenze medio-basse. Ma la sola massa non basta, perché entra in gioco la frequenza critica (o effetto di coincidenza): in una certa banda di frequenza il vetro 'risuona' e l'isolamento crolla localmente. Ogni spessore di vetro ha la sua frequenza critica.

Da qui due accorgimenti. Primo, gli spessori asimmetrici: una vetrocamera con lastre di spessore diverso (per esempio 4 mm e 6 mm anziché due da 4 mm) sposta le due frequenze critiche su valori differenti, evitando che i cali coincidano e migliorando la prestazione media. Secondo, il vetro stratificato acustico: due lastre unite da uno o più film di PVB acustico, una plastica smorzante che dissipa le vibrazioni e attenua proprio l'effetto di coincidenza, con benefici marcati sulle alte frequenze. Da notare che, per l'acustica, un buon stratificato può rendere più di una vetrocamera 'doppia' generica: l'intercapedine e il gas incidono molto sul risparmio termico, meno sul fonoisolamento. La scelta va calibrata sul rumore che si vuole fermare.

Guarnizioni, ferramenta e tenuta all'aria: dove si vince o si perde

Un dato spesso sottovalutato: la tenuta all'aria e la tenuta al suono vanno di pari passo. Uno spiffero d'aria è anche un passaggio per il rumore, e basta una piccola fessura continua lungo il perimetro per abbattere di diversi decibel la prestazione di un serramento altrimenti valido. Per questo contano le battute multiple (doppia o tripla guarnizione), le guarnizioni continue e in buono stato, e una ferramenta con più punti di chiusura perimetrali che schiacci uniformemente l'anta contro il telaio.

Sul litorale pontino e in generale in ambiente urbano, la manutenzione conta: guarnizioni indurite o schiacciate dagli anni perdono elasticità e tenuta. Anche il tipo di apertura ha un ruolo: un serramento a battente con buona ferramenta chiude in modo più ermetico di soluzioni con tenute meno spinte. In sede di scelta, chiedere sempre la prestazione dell'intero serramento certificato (telaio + vetro + guarnizioni), non il solo dato del vetro: è il sistema completo che determina l'isolamento.

La posa in opera e i punti deboli: cassonetto, prese d'aria e giunti

Il valore Rw stampato sul certificato è ottenuto in laboratorio, in condizioni ideali. In casa la prestazione reale la fa la posa. Il giunto tra controtelaio e muratura, se non sigillato con continuità (schiume, nastri e sigillanti adeguati), diventa una via di fuga per il rumore che vanifica un vetro costoso. Una posa a regola d'arte, con giunto primario e secondario curati, è parte integrante del risultato acustico.

Due punti critici meritano attenzione. Il cassonetto dell'avvolgibile è spesso il ponte acustico principale: un cassonetto non coibentato e non a tenuta può isolare molto meno del serramento sottostante, diventando l'anello debole della facciata. Le prese d'aria e gli aeratori, a volte necessari per il ricambio d'aria o per apparecchi a gas, sono per definizione dei fori: riducono l'isolamento e vanno scelti in versioni fonoisolanti quando il contesto è rumoroso. Ragionare 'a sistema' su tutta la facciata, e non solo sulla finestra, è ciò che distingue un intervento efficace da una spesa delusa.

Scegliere in base al contesto: strade trafficate a Latina e Roma

Il rumore non è tutto uguale, e la scelta del serramento va tarata sulla sorgente prevalente. In centro a Latina, lungo i viali urbani e le arterie di scorrimento, così come a Roma tra consolari, Grande Raccordo Anulare e traffico cittadino, la sorgente dominante è il traffico stradale: uno spettro ricco di basse frequenze. In questi casi non basta guardare l'indice Rw: conviene osservare Rw sommato al termine Ctr, che descrive proprio la prestazione contro il rumore da traffico. Un serramento con Rw alto ma Ctr molto negativo può deludere su strada.

Come ordini di grandezza indicativi (non garanzie, perché dipende dal sistema e dalla posa): un serramento con vetrocamera ordinaria si colloca spesso attorno a Rw 30-33 dB; con vetri a spessori asimmetrici, stratificato acustico e buona ferramenta si arriva comunemente a 38-42 dB; le soluzioni più spinte superano i 43-45 dB. Per un affaccio su strada molto trafficata ha senso puntare alla fascia alta e curare in modo maniacale cassonetto e giunti. Sul fronte energetico ricordiamo che Latina è in zona climatica C e Roma in zona D: le stesse lastre stratificate e le vetrocamere ben progettate possono coniugare comfort acustico e prestazione termica, ma i due obiettivi vanno bilanciati esplicitamente in fase di scelta.

Punti chiave

  • Rw è l'indice sintetico del potere fonoisolante in dB: nasce in laboratorio (UNI EN ISO 10140) e si calcola secondo UNI EN ISO 717-1.
  • I termini C e Ctr correggono Rw per la sorgente reale: per chi vive su strada trafficata conta soprattutto Rw sommato a Ctr (rumore da traffico).
  • Il DPCM 5/12/1997 fissa i requisiti acustici passivi degli edifici, tra cui l'isolamento di facciata D2m,nT,w, riferito all'intera facciata e non al solo serramento.
  • Sul vetro contano massa, spessori asimmetrici e stratificato con PVB acustico: per il fonoisolamento un buon stratificato spesso rende più di una vetrocamera doppia generica.
  • Guarnizioni, ferramenta multipunto e tenuta all'aria sono decisivi: uno spiffero continuo abbatte la prestazione.
  • La posa e i punti deboli (cassonetto avvolgibile, prese d'aria, giunti muro-telaio) determinano il risultato reale in casa, molto più del solo numero certificato.
Domande frequenti

Le risposte utili

Non esiste un unico numero valido per tutti, ma per un affaccio su strada molto trafficata si punta di solito alla fascia alta, indicativamente Rw 40-45 dB, curando in particolare il termine Ctr che descrive il rumore da traffico. Più che inseguire il record di laboratorio, conviene assicurarsi che l'intero sistema (vetro, guarnizioni, posa, cassonetto) sia coerente, perché è la catena completa a determinare il risultato percepito.

Rw è l'indice unico del potere fonoisolante ricavato dalla curva di misura secondo la UNI EN ISO 717-1. C e Ctr sono termini di adattamento spettrale, quasi sempre negativi, da sommare a Rw per stimare la prestazione contro una sorgente specifica: C per rumori a spettro rosa (voci, musica, TV), Ctr per il rumore da traffico stradale urbano, più ricco di basse frequenze. Su strada il dato più realistico è Rw+Ctr.

No, dipende dall'obiettivo. La vetrocamera con intercapedine e gas incide molto sul risparmio termico ma non altrettanto sull'acustica. Per il fonoisolamento un vetro stratificato con film di PVB acustico, che smorza le vibrazioni e l'effetto di coincidenza, può rendere quanto o più di una vetrocamera doppia generica. Le soluzioni migliori combinano spessori asimmetrici e stratificato acustico all'interno della vetrocamera.

Il DPCM 5/12/1997 fissa requisiti prestazionali dell'edificio, non del singolo serramento. Il parametro rilevante per gli infissi è l'isolamento di facciata D2m,nT,w, misurato in opera sull'intera facciata (murature, finestre, cassonetti, prese d'aria). Il serramento contribuisce a quel valore, ma il rispetto del requisito si verifica sulla facciata completa e a lavoro finito, non leggendo solo il certificato della finestra.

Perché il valore Rw è misurato in laboratorio in condizioni ideali. In casa la prestazione reale dipende dalla posa e dai punti deboli: giunti muro-telaio non sigillati con continuità, guarnizioni non perfettamente in battuta, e soprattutto il cassonetto dell'avvolgibile e le prese d'aria, che spesso isolano molto meno del serramento. Curare posa, cassonetto e tenuta all'aria è ciò che avvicina il risultato al dato certificato.

I due obiettivi non sono in conflitto, ma vanno bilanciati esplicitamente. Latina è in zona climatica C e Roma in zona D: vetrocamere ben progettate con lastre stratificate possono offrire buon comfort termico e acustico insieme. Se l'affaccio è su strada molto trafficata, si privilegia lo spettro del traffico (Ctr) e la tenuta all'aria; se il problema è soprattutto il freddo o il caldo, si lavora su trasmittanza e controllo solare. La scelta corretta parte dalla sorgente di rumore e dall'esposizione reali dell'appartamento.

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